Passi di danza, passi di vita.

“Ho voglia di calpestare l’erba e ballare.” Penso raccogliendo un fiore di campo.

Così dovrebbe essere l’estate, quell’attimo di libertà che ci strappa dal solito, dall’essere insabbiati in routine che spesso stringono, anche i sentimenti.

L’aria calda anche a ore tarde, il riverbero di suoni distanti, di feste colorate, di sussurri sbiaditi e di sogni lanciati tra le stelle.

“Io sono qui e mi innamoro della vita.”

Cappello a tesa larga blu mare, gonnellone di lino bianco confezionato da mamma, canotta corta di pizzo rosa a scoprire l’ombelico, come il centro di un mondo, il centro di un desiderio.

Sole, il mio nome, come omaggio ad un astro che è simbolo di forza sia dentro che fuori, per il sostentamento della natura e dei propri ideali.

Alzo la gonna sui fianchi e danzo, voglio essere me stessa, musica dentro al cuore e felicità da acchiappare.

Mesi fa non sarebbe stato così semplice, quando una bella sorpresa diventa invece dopo poco un’amara scoperta.

Quando la vita dentro di me ha smesso di battere.

E’ stato come morire ma avere la consapevolezza di essere ancora in grado di respirare. Come un pugno duro sotto lo sterno, un treno che si ferma di colpo e i passeggeri ammassati uno sull’altro, così le mie emozioni: schiacciate.

Non so se lo volevo, non lo stavamo programmando, lui è arrivato a stupirci, ad unirci, ad amarci e non ha smesso neppure dopo essersene andato.

La vita è come un film, alcune scene si ripetono, altre sembrano uguali ma nascondono qualcosa di diverso e poi altre ancora arrivano a stupire lo spettatore, così è stato e così sarà sempre, anche se incastonato nei ricordi.

Metto un piede davanti all’altro, butto il cappello oltre le spalle, libero i capelli e li faccio ondeggiare sotto le scapole e mi inebrio del sole. Mi nutro di me.

I segreti sono tali perché dovremmo custodirli dentro di noi, lui lo è stato per me, sempre, forse perché in fondo sentivo che sarebbe successo qualcosa, forse perché avevo paura della vita. Di quella, nuova vita.

Anche se non c’è più mi ha insegnato tante cose, ad avere coraggio, ad essere libera, a guardare con un paio di occhi in più le emozioni che prima scivolavano e a non perdermi così, proprio nulla, neanche il possibile stupore del superfluo.

In questa domenica estiva, a due mesi da quel giorno nero e lento, ballo nell’erba umida e mi nutro di forza, perché non c’è speranza migliore del non arrendersi.

Debora Alberti

Immagini dal web

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