Il nascondino (A Riccardo)

La poesia va spiegata poco e amata molto, per questo non commento mai i versi che scrivo.

Mi piace che ognuno ci trovi dentro quello che cerca ma, in questo caso, faccio un’eccezione.

“Il nascondino” è la trasposizione poetica della presa di coscienza di come il gioco della vita cambi le carte in tavola, rendendoci continuamente diversi e, in taluni casi, anche molto distanti da quello che eravamo o che avremmo voluto essere.  Nelle amicizie più profonde e durature troviamo spesso lo specchio graduato che ci dà la misura dolorosa di questo gap, riguradante noi e  chi abbiamo di fronte. La vita, però, ci dà contestualmente la possibilità di cambiare rotta, di tornare dove eravamo, di ripartire…

Avevamo sedici anni e li avessimo ancora
ancora le tue ciglia scorrerebbero di meraviglia
lunghe sui tuoi bellissimi occhi di tronco;
un’inquieta dolcezza attraverserebbe i moti scoordinati dei nostri corpi,
in crescita smaniosa come i colli delle piccole giraffe.
Ma la fretta si è fatta rapida- ripida la vetta
e al misterioso nascondino non si è più giocato:
nessuno si trova dietro ai ruoli,
bui di caverna e stretti di gabbia, nascondigli perfetti.
Io, però, esco. Corro. Allungo la mano. Grido.
“Tana libera tutti!”

Alessandra Corbetta
www.alessandracorbetta.net

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