La verità viene fuori sempre a denti stretti

Mi sembra di far finta da tutta una vita, questo pensava Alberto mentre si accendeva l’ennesima sigaretta. Non succedeva spesso ma, ogni tanto, si affacciava implacabile questa riflessione. Spesso aveva la netta sensazione di essere solo funzionale alla vita di chi gli stava accanto. Padre, marito, fratello. La sua vita sembrava avere senso solo in quelle ristrette categorie, quasi come se non esistesse più come individuo. Dove li metto i miei sogni? Le mie voglie? Pensava in quei momenti. Dove finisce lo spazio degli altri e inizia il mio? Niente, fingere di non esistere se non in quei ruoli gli appariva sempre come la soluzione migliore, inevitabile. Poi del resto, pensava, cosa facevano di diverso gli altri? Sembrano così felici di questo stato di cose. Così convinti del loro ruolo, addirittura parlando con altri usano con orgoglio espressioni tipo “mio marito”, mia “moglie”, quasi a decretare la perdita definitiva dello status di individuo e a pieno titolo diventare uno dei tanti. In fondo, Alberto pensava che tutte queste masturbazioni mentali non sarebbero servite, forse la vita aveva ragioni più semplici di quelle supposte. Allora cosa era questo senso di vuoto che lo accompagnava sempre? Perché non riusciva ad essere come tanti altri?. Alberto spesso pensava alle differenze, soprattutto a quelle riguardanti i vari generi di persone. Il mondo maschile era molto semplice ai sui occhi. La maggioranza passava l’intera esistenza a misurarsi il pisello. Molti uomini fanno branco tra loro, e parlano di tre cose sostanzialmente: calcio, figa e lavoro. Soprattutto spesso ne parlano in termini beceri. Il pisello è fondamentale nella psicologia maschile. Molto dell’equilibrio maschile è condizionato da questo elemento e dalle relative misure. Il mondo femminile a sua volta era per Alberto ricco di suggestioni. Le figure più importanti della sua vita erano donne. L’aspetto dirimente per Alberto del mondo femminile rispetto a quello maschile era rappresentato dal coraggio. Questo aspetto sarebbe bastato da solo a giustificare la sua netta propensione verso tale mondo. Ma erano tante le sfumature che rendevano le donne diverse. Chiaramente, senza generalizzare troppo, di stronze Alberto ne aveva conosciuto tante. Quello che proprio era insopportabile ai suoi occhi era l’eccessiva, quasi patetica esigenza da parte di queste ultime di trovare un uomo da sposare. Qualsiasi fosse l’estrazione sociale o condizione economica le donne vogliono sposarsi. Fermo poi arrivare a 45 anni con 2 figli e rendersi conto di aver sposato un coglione. Quindi una sterminata    pantomima, tutto per assomigliare al prototipo di persona che i nostri genitori avevano  immaginato. Alberto individuava in questa forbice il grado di infelicità. Maggiore era la distanza dal modello prefissato, maggiori erano le possibilità di essere infelici. In tanti passano un’intera vita a liberarsi dai sensi di colpa per non esserci riusciti. Sentirsi sbagliati, imperfetti, pensare di non meritare amore. Forse la vera maturità la raggiungiamo solo quando iniziamo a sbagliare, fallire come soggetti autonomi.

Senza sovrastrutture, solo la nostra pelle.

Maury @freud2912

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